Alberto Lenzi
per il BENESSERE e la TUTELA ANIMALE
lenzialberto - Febbraio 9th, 2014

Campagna pro abbattimento lupi!

Non condivido questa campagna pubblicitaria contro i Lupi in maremma, da giudice enci . . . Usare dei maremmani, guardiani dei greggi o dei dissuasori x cani. . . .


Rimaniamo fiduciosi :  disegno di legge sul farmaco equivalente anche in veterinaria presentato mesi fa e partito dalla Toscana . . .  

 


DISEGNOD DISEGNO DI  LEGGE

d’iniziativa dei Senatori AMATI, CIRINNA’ GRANAIOLA

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Modifica all’articolo 10 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, in materia di uso di medicinali in deroga per il trattamento veterinario di animali non destinati alla produzione di alimenti

Onorevoli Colleghi! — Con la presente proposta di legge si intende introdurre una modifica nella disciplina vigente in materia di medicinali veterinari, finalizzata sia alla tutela e alla salvaguardia della salute e del benessere psico-fisico degli animali d’affezione non destinati a produrre alimenti per l’uomo, che al contenimento della spesa farmaceutica che le famiglie, lo Stato, le regioni, le province e i comuni devono sopportare per il mantenimento in salute di tutti gli animali d’affezione ricoverati nei canili e nei gattili, nei rifugi sanitari pubblici e nelle strutture soggette a contributi pubblici (molti milioni di euro che ogni anno sono messi a disposizione per la spesa farmaceutica).
Secondo le ultime stime i canili presenti nel territorio nazionale sono circa 400 e ospitano mediamente 700.000 cani randagi, con una spesa di circa 7 milioni di euro al giorno, destinata essenzialmente alla cura delle patologie in atto e al controllo delle zooantroponosi pericolose per la salute dell’uomo.
Attualmente il comma 1 dell’articolo 10 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, dispone l’obbligo, per il medico veterinario, di prescrivere e di utilizzare, sugli animali in cura, solo il farmaco registrato in medicina veterinaria, come specialità medicinale, per la patologia da curare e per l’animale da trattare, non potendo utilizzare la migliore molecola attiva al momento (anche in base agli
eccipienti e alle vie di somministrazione) che, da una parte, potrebbe curare al meglio il paziente e, dall’altra, far risparmiare ingenti risorse finanziarie sia ai proprietari privati degli animali d’affezione che allo Stato e agli enti locali, vista l’enorme differenza del prezzo esistente tra la specialità registrata per gli animali e quella per l’uso umano, come il farmaco generico.
La presente proposta di legge, modificando l’articolo 10 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, in realtà avvicina la normativa dei farmaci utilizzati nel trattamento veterinario a quelli utilizzati nel trattamento umano, garantendo pari tutela della salute a condizioni decisamente più economiche sia per gli utenti che per il sistema sanitario veterinario nel suo complesso.
Il cosiddetto prodotto «generico» (introdotto dall’articolo 3, comma 130 della legge 28 dicembre 1995, n. 549) infatti è una specialità medicinale «essenzialmente simile» a un prodotto il cui brevetto è scaduto, ed è quindi costituito dalla stessa composizione quali-quantitativa di principi attivi e da una forma farmaceutica equivalente. Il termine «generico» appare infelice in quanto percepito come una sorta di rimedio passepartout: simile, ma non uguale a uno o più medicinali indicati per la stessa patologia. Per questa ragione i prodotti «generici» sono stati ridefiniti «medicinali equivalenti» dalla legge 26 luglio 2005, n. 149.
Nello spirito del codice comunitario concernente i medicinali per uso umano, recepito in Italia con il decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, i medicinali equivalenti sono registrati e commercializzati con la denominazione comune internazionale del principio attivo seguito dal nome del produttore (titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio) e devono avere un prezzo inferiore di almeno il 20 per cento rispetto a quello del prodotto innovatore o brand (con nome di fantasia). La finalità del prodotto equivalente (ex generico) è ridurre o contenere il prezzo dei medicinali il cui brevetto è scaduto, facendo risparmiare il servizio sanitario nazionale ed i cittadini, mantenendo al tempo stesso un equivalente livello di benefìci e rischi terapeutici. È indubbio, quindi, il vantaggio dell’uso di farmaci equivalenti anche in veterinaria.
La modifica che si propone non contrasta con la normativa dell’Unione europea e potrebbe dare buoni frutti in termini di risparmi di spesa pubblica e, pertanto, auspichiamo che possa incontrare il favore dei colleghi.

  

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

1. Il comma 1 dell’articolo 10 del decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193, è sostituito dal seguente:

«1. Ove non esistano molecole attive registrate e autorizzate in medicina veterinaria, con eccipienti e con vie di somministrazione ritenute idonee dal medico veterinario responsabile per la cura di una patologia di una specie animale non destinata alla produzione di alimenti per l’uomo, il medico veterinario responsabile può, in via eccezionale, sotto la sua diretta responsabilità e al fine di evitare all’animale evidenti stati di sofferenza, trattare l’animale interessato:

a) con un medicinale autorizzato per l’uso umano. In tal caso il medicinale può essere autorizzato solo dietro prescrizione medico veterinaria non ripetibile;

b) con un medicinale veterinario autorizzato in Italia o in un altro Stato membro dell’Unione europea conformemente a misure nazionali specifiche, per l’uso nella stessa specie o in un’altra specie per l’affezione in oggetto, ovvero per un’altra affezione;

c) in mancanza dei medicinali di cui alla lettera a), con un medicinale veterinario preparato estemporaneamente da un farmacista in farmacia a tale fine, conformemente alle indicazioni contenute in una prescrizione medico veterinaria».


lenzialberto - Febbraio 1st, 2014

Rapporto Eurispes 2014 su tema Animale

Come ogni anno il rapporto Eurispes affronta tra i propri temi anche i fenomeni legati ai cambiamenti sociali e alle scelte etiche degli italiani. L’edizione di quest’anno si è focalizzata in particolar modo sul rapporto tra gli uomini e il mondo animale – in proposito è stata condotta un’indagine presso i veterinari, in collaborazione con Fnovi -, sul delicato tema della vivisezione e sulla scelta vegetariana e vegana.
Vegetariani e vegani – Chi sceglie di seguire un’alimentazione vegetariana o vegana è spinto da motivazioni legate soprattutto alla cura della salute e alla sensibilità animalista. Il 6,5% degli intervistati è vegetariano, mentre lo 0,6% è vegano, per un totale pari al 7,1%. I vegetariani sono dunque in aumento rispetto allo scorso anno (4,9% nel 2013), mentre risulta una lieve flessione per i vegani (1,1% nel 2013). Complessivamente il popolo dei vegetariani e dei vegani è cresciuto di circa 1 punto percentuale, passando dal 6% del 2013 al 7,1% del 2014. Quasi un terzo dei vegetariani e dei vegani ha scelto questo tipo di alimentazione per rispetto nei confronti degli animali (31%). Un quarto, perché fa bene alla salute (24,9%). Il 9% dei vegetariani e dei vegani ha compiuto la propria scelta per tutelare l’ambiente.
Vivisezione e caccia – Il tema della vivisezione, che risulta sempre al centro di accesi dibattiti, vede la maggioranza degli italiani contraria a tale pratica. Ben l’81,6% degli italiani si oppone alla vivisezione. E’ favorevole alla vivisezione soltanto il 16% degli italiani. L’85,5% si dichiara contrario all’utilizzo di animali per la produzione di pellicce. In questo caso, soltanto il 12,9% è a favore. Il 74,3% degli italiani è contrario alla caccia, mentre il 65% è contrario all’utilizzo di animali nei circhi.
Animali domestici – Dai dati raccolti emerge che 4 italiani su 10 vivono in compagnia di un animale domestico. Il 39,4% degli italiani ha almeno un animale in casa. L’11,9% dei nostri connazionali ha deciso di ospitare nella propria abitazione più di una animale domestico. Gli italiani si confermano dunque pronti ad accogliere un nuovo amico a quattro zampe, tanto che circa la metà delle famiglie ha deciso di tenerne uno con sé, nonostante la crisi economica e il moltiplicarsi degli impegni quotidiani (fattore che ha comunque fatto evidenziare un leggero calo rispetto al 2013). 
Secondo Eurispes, potrebbero aver avuto effetto le campagne sostenute dalla Lav e dalle altre associazioni animaliste, che invitano a prendere bene in considerazione i bisogni degli animali prima di decidere di adottarne uno. Chi si prende cura di un animale domestico, spende tra i 30 e i 100 euro al mese per il suo fabbisogno. Secondo i dati Eurispes, per l’acquisto del cibo da destinare ai nostri animali domestici basta solo 1 euro al giorno. Oltre la metà degli italiani è favorevole all’accesso degli animali da compagnia nei luoghi pubblici e nelle strutture alberghiere. Infine, il numero degli animali abbandonati, secondo i veterinari intervistati, rimarrebbe piuttosto stabile con un dato che rappresenta probabilmente un segno della nuova coscienza animalista degli italiani.